Studi legali e ICT: una relazione di efficienza che spinge in alto il fatturato

Su 332 studi legali, il  12% che ha registrato una crescita di redditività superiore al 10% nel 2015 ha la più elevata incidenza di tecnologie evolute (>30%) sul totale delle tecnologie presenti nello studio

Quanto vale l’utilizzo proporzionato della ICT, e quindi una migliore organizzazione dello studio legale, in termini di maggiore e migliore fatturato? La spesa in ICT è da contabilizzare tra gli investimenti o i costi di studio?
La risposta non può essere ancora fornita in termini economici assoluti, validi per ogni realtà professionale, ma certamente l’esperienza di questi ultimi anni dimostra che il mondo professionale sta progressivamente acquistando consapevolezza della relazione virtuosa tra corretto utilizzo dei sistemi ICT (software gestionali di studio, apertura di portali web, piattaforme di comunicazione con la PA) e crescita della redditività.
Questa relazione è messa in evidenza in uno dei pochi rapporti che a livello nazionale indaga il rapporto tra ICT e Professioni, messo a punto annualmente dall’Osservatorio Digitale ICT e Professionisti del Politecnico di Milano sulla base di una survey che ha coinvolto nelle due ultime edizioni 1000 di studi professionali che svolgono le attività cosiddette “giuridiche di impresa” (di cui 332 legali).

Qualche riflessione può essere proposta, focalizzando l’attenzione su alcuni dati:

  1. La relazione di reciproca influenza tra crescita del fatturato e utilizzo delle tecnologie è tanto più evidente quanto maggiore è la crescita del fatturato e della redditività. Gli studi che hanno dichiarano una crescita in doppia cifra di entrambe le variabili, rivelano la più elevata incidenza di tecnologie evolute (>30%) sul totale delle tecnologie presenti nello studio.
  2. L’utilizzo di tecnologie a elevato contenuto innovativo (p.e. software per il controllo di gestione, business intelligence) passa dal 17% degli studi che dichiarano una redditività in contrazione in doppia cifra, al 31% di quelli con una redditività in crescita oltre il 10%.
  3. Su un panel di 258 studi professionali che hanno partecipato a tre successive survey, è emerso che per il 55% di essi la redditività è cresciuta anche perché è aumentato il tempo dedicato alle attività di business (70% vs 60% del 2015), cioè le attività strategiche e non quelle ordinarie/quotidiane.
  4. In relazione ai mille studi analizzati nel 2015 emerge che l’attività professionale di consulenza è aumentata rispetto agli anni passati, fino a raggiungere la quota del 27%, per un numero di studi doppio rispetto al numero di quelli nei quali è cresciuta l’attività tradizionale (per esempio il recupero crediti) e che l’8% dichiara di offrirla anche attraverso un portale accessibile alla clientela (on line).
  5. Il 51% degli studi ha dichiarato interesse per la consulenza on line, seppure con motivazioni diverse: maggiore visibilità (44%), possibilità di intercettare nuova clientela (29%), fidelizzazione della clientela esistente (18%), incremento del fatturato dello studio (9%).
  6. C’è ancora poca sensibilità riguardo agli strumenti organizzativi di pianificazione e controllo. Alla domanda se lo studio tiene sotto controllo il tempo assorbito dalle singole attività/cliente la risposta è stata NO nel 38% dei casi, Non serve nel 32% e infine SI nel 30% dei casi. Il 78% non predispone il budget annuale, ma il 20% inizia a pensarci.
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